18 Mag Il male maschio. Enrico Dal Buono. La nave di Teseo
Non si sfugge al dolore. Il dolore è paziente, sa attendere, e prima o poi arriva. Senza chiedere permesso. È ciò che accade ad Andrea Occasi, anestesista quarantenne, protagonista de Il male maschio di Enrico Dal Buono (La nave di Teseo), che esplora l’affettività maschile per addentrarsi nella dimensione psicologica dell’uomo contemporaneo.
Andrea rifugge il dolore convincendosi che il senso di tutto si riduca a un equilibrio di processi chimici: ogni emozione diventa reazione, e il dolore un semplice errore di dosaggio. Il conforto illusorio di poter controllare le cose, tenere a bada il mondo, i propri sentimenti. Ma c’è sempre qualcosa che sfugge anche alla spiegazione scientifica: è l’inaspettato, l’elemento imperfetto, a dischiudere la verità nella sua essenza ammaccata — e perciò autentica — rendendola capace di aprire alla rivelazione, e quindi alla speranza (o alla paura) di incontrare il proprio desiderio. Ed è proprio ciò che Andrea rifugge. Di qui il suo senso di colpa. Se è vero, come afferma Lacan, che “l’unica cosa di cui ci si possa realmente sentire colpevoli è di aver ceduto sul proprio desiderio”, allora il senso di colpa che Occasi porta con sé affonda in radici profonde: l’incapacità di trovare una sintesi tra affetto e impulso erotico.
Andrea è incastrato in una mascolinità tossica, come nodo irrisolto della propria identità, alla ricerca della parte giusta dell’amore. Ma qual è la parte giusta dell’amore? Dal Buono non offre una risposta, ci lascia camminare nella zona del dubbio come strumento di indagine esistenziale. Con uno stile che non vuole compiacere il lettore, ma si fonda su un’espressione autentica, mostra il “male maschio” nella sua trinità: il male compiuto, il male subito, il male scelto — morale e fisico.
L’autore ci pone di fronte alle sfide che l’identità maschile non ha ancora attraversato, e ai limiti che impediscono di trovare una sintesi tra fragilità e libido, in costante lotta sul campo di battaglia dell’amore.
Mariangela Cofone