Così doveva andare. Rosario Pellecchia. Feltrinelli Editore

Così doveva andare. Rosario Pellecchia. Feltrinelli Editore

A volte i sogni restano chiusi in un cassetto. Ma a volte c’è chi li trova. Come accade con la lettera mai spedita che Gaetano scopre nel cassetto di un tavolino lasciato nella ricicleria in cui lavora. Un deposito di oggetti di cui le persone scelgono di liberarsi. Gaetano li osserva come frammenti di esistenze e immagina le storie di chi li ha posseduti.

Spesso ne porta alcuni a casa, ritrovandosi ad abitare tra vite altrui che può contemplare da una distanza di sicurezza, senza esserne toccato. Così, mentre raccoglie ciò che gli altri hanno lasciato andare, tiene in sospeso quello che gli appartiene: il dolore che non riesce ad attraversare, la perdita con cui non ha fatto i conti, ciò che desidera davvero.

La lettera porta la firma di Giulio Vergani, anziano professore di filologia. Il tentativo di rimediare a un silenzio, una richiesta di riconciliazione rimasta avviluppata nel rimpianto.

Da quelle parole nasce l’incontro tra Gaetano e Giulio, due uomini lontani per età ma vicini nel modo in cui hanno imparato ad abitare la solitudine. Giulio diventa per Gaetano uno specchio rivolto al futuro: l’immagine di ciò che potrebbe diventare continuando a rimandare la propria vita. Perché aspettare può trasformarsi in una scelta irreversibile. Le persone che amiamo non restano ferme nel punto in cui le abbiamo lasciate. Il tempo, inesorabile, continua ad attraversarle e ad attraversare anche noi.

Così doveva andare di Rosario Pellecchia racconta la paura di esporsi, quell’angolazione protetta da cui la vita sembra meno dolorosa. Le relazioni non seguono sempre il corso sperato e non tutti gli strappi possono essere ricuciti. Eppure provarci conta, perché l’ultima occasione potrebbe non arrivare o presentarsi quando non siamo più in grado di afferrarla.

L’amicizia tra Gaetano e Giulio si rivela nei piccoli gesti di un’umanità quotidiana e si misura con la malattia, la fragilità della vecchiaia e il bisogno di essere guardati fino alla fine come persone capaci di desiderare.

La prosa di Pellecchia, limpida e dal tono misurato, aderisce alla dimensione realistica del romanzo e segue con sensibilità i conflitti interiori dei personaggi. La narrazione si muove tra presente e flashback ed è attraversata da momenti di leggerezza che stemperano la tensione emotiva senza disperderla.

In queste pagine si sorride e ci si commuove. E anche se così doveva andare, forse è ancora possibile scrivere un finale diverso per la propria storia, prima che siano gli eventi a scriverlo per noi.

Mariangela Cofone



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